Ovvero: upcycling. Up che? Mettiamola così: prendi una vecchia scala di legno nello scantinato e immaginala come un originale appoggio per le tue salviette nella stanza da bagno o per i vestiti tra un cambio e l’altro…Una bottiglia di birra che diventa un portacandela. O ancora, un vecchio paio di jeans trasformato in una borsa unica e irripetibile: perché l’hai immaginata e fatta tu, perché porta i segni del tuo tempo e magari anche le tue imperfezioni (e se la manualità è una tua dote, anche le perfezioni che tu non hai). Upcycling è trasformazione creativa (in guardia dal confonderlo con il recycling: in quel caso trattasi di trasformazione di materiali, in molti casi a processo industriale): questione di fantasia, immaginazione e manualità. “La creatività è l’intelligenza che si diverte”. (A.E.) E’ una cosa seria, l’upcycling. Chi si diletta, chi ci prova ma non fa per lui, chi raccoglie gli oggetti più strampalati - soli e abbandonati sul marciapiede in attesa del poco romantico rendez-vous notturno con il “ritiro AMSA”. E poi c’è chi ha curiosità, occhio e talento e ne fa opere d’arte. Come Elisa Cavani: “"Mi piace pensare di preservare un passato altrimenti destinato a svanire senza lasciare traccia. E' il passato di chi mi ha preceduto, un tempo che resta nei ricordi, nelle fotografie ma anche negli oggetti." Dalla raccolta di pezzi d’arredo con una storia, un’ispirazione, un’intuizione, a una bottega laboratorio a un libro che ne raccoglie le creazioni: Manoteca.

MANOTECA è una casetta di pietra in un giardino, un laboratorio in cui vecchie cose abbandonate vengono curate, ripensate e riassemblate. Diventano pezzi di arredamento unici, realizzati a mano nel rispetto della struttura e della funzione di partenza, così come dei costruttori e dei proprietari originari. Manoteca, a Bologna, è anche il laboratorio in cui Elisa Cavani torna ogni giorno carica di oggetti smarriti. Lo ha sempre fatto, anche prima di inaugurare, nel 2011, questa bottega creativa. Riempiva di cose apparentemente inutili il suo appartamento, e si ritrovava circondata da vecchia ferraglia. Solo un’intuizione, forse. Qualcosa di luminoso e informe, insomma, che si accende al cospetto del materiale dimenticato in cui percepisce ancora un po’ del calore umano dal quale, in qualche parte del tempo e dello spazio, esso è stato circondato. La missione di Elisa Cavani, autrice dei lavori raccolti in Manoteca, non è solo salvare oggetti che altrimenti sarebbero destinati alla distruzione, ma anche preservare le storie che si portano dietro, a volte note e a volte sconosciute, ma comunque fondamentali per stabilire un legame con il passato e con la propria terra. In altre parole, con le proprie origini. La storia che interessa a Elisa non è infatti quella dei monumenti e della grande arte, ma quella delle persone semplici e della loro quotidianità.


Elisa Cavani presenterà il libro Manoteca sabato 8 ottobre da Cargo, dove sarà esposta l’opera Ephemera fino a fine dicembre 2016.