“Condizione corrispondente all'impossibilità, assoluta o relativa, di qualsiasi scelta o sostituzione”. Non è una questione diplomatica: la necessità “governa il mondo”; ci si piega alla necessità; molto spesso si fa di necessità virtù, con una versione ottimizzante del dilemma della volpe con l’uva buona che sta lassù.

Si tratta di un bisogno, un’esigenza e anche di un’opportunità. “Non ne vedo la necessità”, dice. “Io sì”, risponde: la necessità è un fatto molto personale, a volte ci si capisce, a volte no, ma necessaria rimane per chi sente una mancanza. Se la cerchi, la necessità si definisce come un principio metafisico, ma nella nostra esperienza è più fisico che meta: se manca qualcosa, si sente eccome, senza troppe filosofie. Questo senza scomodare la necessità ontologica dei filosofi, maisia: ne abbiamo già troppe, delle nostre terrene, quotidiane necessità.

Ci sono quelle primarie - l’aria, l’acqua e il cibo che non dovrebbero mancare a nessuno - ma anche quelle secondarie (terziarie e via dicendo, comprese le impronunciabili) non sono da meno. Necessario divertirsi, ballare, partecipare. Necessari il cioccolato, il mare, l’informazione, la natura e la compagnia - quasi sempre; necessario l’ozio, la tivù e i vizi - quasi mai.

Questa settimana il gioco è - pare facile ma non lo è: fai una lista delle tue 10 - non una di più non una di meno - necessità!

2017-X-27 - Estratto dalla Newsletter cargomilano.it